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Un leader vittima della sua stessa strategia

Maria Rita Latto (November 12, 2011)
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha rassegnato le dimissioni davanti al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Termina con questo gesto un mandato che ha segnato la storia della Repubblica Italiana. Finisce un'era lunga 17 anni. Proviamo a ricordarne alcuni tratti


“L’Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze e il mio orizzonte”. Con queste parole, impregnate di retorica patriottica, Silvio Berlusconi, la sera del 26 gennaio 1994 annunciava a reti unificate la sua “discesa in campo” in politica.


Un videomessaggio in cui presentava all’Italia intera il suo partito nuovo di zecca, “Forza Italia”, al quale già da un anno lavorava in gran segreto il suo principale collaboratore e sodale, Marcello Dell’Utri e un ristretto pool d’intellettuali, fra i quali il politologo Giuliano Urbani e il filosofo Paolo Del Debbio.

 

 Lo storico video con cui Berlusconi

annunicia l'ingesso in politica
 



Un video che fa parte ormai della “Storia” della comunicazione, in cui il leader entrava nelle case degli italiani con un sorriso impostato, circondato da una luce soffusa creata dalla famosa calza di nylon posta davanti alla telecamera; alle sue spalle una libreria e foto di famiglia in evidenza. Chiaramente tutto era falso, lo “studio” non era altro che un set creato in uno scantinato della villa di Macherio. Eppure il successo fu immediato, anche se dei malpensanti sin da quella prima apparizione televisiva manifestarono i loro dubbi sulle buone intenzioni dichiarate nel video, attribuendo la “discesa in campo” alla necessità dell’imprenditore Silvio Berlusconi di cercare nella politica una salvezza per le sue aziende e una copertura istituzionale, dopo la sparizione del suo protettore, Bettino Craxi, condannato al carcere e rifugiatosi da latitante in Tunisia.

 

Da allora è passato quasi un ventennio in cui la società italiana è cambiata molto, influenzata in gran parte da Berlusconi. Un ventennio iniziato sotto il segno della televisione, mezzo da sempre utilizzato da Silvio Berlusconi nel suo percorso politico. Diversamente da tutti gli altri politici che dall’avvento della televisione nel Belpaese apparivano sugli schermi in telegiornali e Tribune Politiche quel tanto che bastava, con Berlusconi si inaugura un modo di concepire la politica completamente diverso.


È una politica che si basa essenzialmente sulla comunicazione, che fa un’abile operazione di marketing, che sa bene che non c’è una grande differenza tra il pubblicizzare in televisione un candidato o un partito e il vendere pannolini, sofficini, televisori. È una politica che cerca di avvicinare i cittadini a un uomo, Berlusconi appunto, più che a un partito, tant’è che “Forza Italia”, il primo movimento berlusconiano, non aveva nel suo nome il termine “partito”. Un modo, tra l’altro, di mostrare agli italiani delusi da Tangentopoli una diversità e una frattura rispetto al passato.


Quella di Berlusconi è stata sin dall’inizio, dunque, una comunicazione tesa a mostrare un leader di partito come “uomo del popolo”, amico dei suoi elettori, venditore di sogni, colui che prometteva “un nuovo miracolo italiano”. Sono ormai leggenda i cartelloni giganti che durante le campagne elettorali si vedevano in ogni angolo delle città italiane con il suo volto sorridente, rassicurante, nonché ritoccato, magicamente senza rughe e con i capelli.



 

 Video pubblicitario di Silvio Berlusconi




Una vera e propria strategia di marketing che si basava su slogan diretti ed efficaci, come “meno tasse per tutti”, o sulla figura del “presidente operaio”, l’uomo del fare contrapposto ai politici chiacchieroni e ladri. Mai nessun politico italiano prima del 1994 aveva usato simili strategie. Mai nessun politico italiano prima dell’”era Berlusconi” aveva collezionato così tante gaffes da poter scrivere un’intera enciclopedia come quelle del nostro (ex?) premier. Come non ricordare la frase su Mussolini che “mandava gli oppositori in vacanza”? Oppure quella volta quando, durante una seduta del Parlamento Europeo, Silvio Berlusconi invitò il deputato tedesco Martin Schulz, che lo aveva criticato per i suoi presunti legami con la mafia, a interpretare la parte del kapò in un film sui nazisti? E quando definì i giudici “mentalmente disturbati”? C’è chi non dimentica la celebre foto che immortala i maggiori leader europei schierati per la foto di rito durante un vertice internazionale nel 2002 con un Silvio Berlusconi, in vena di goliardia, che fa le corna dietro la testa del ministro degli esteri spagnolo.


Anche la Cina è stata vittima di una celebre gaffe di Berlusconi il quale, durante un discorso, disse: “Leggete il libro nero del comunismo e scoprirete che nella Cina di Mao non mangiavano i bambini ma li bollivano per concimare i campi”. Ha fatto il giro del mondo la gaffe di Berlusconi che, parlando del neo-eletto Barak Obama, lo ha definito oltre che giovane, bello e alto anche abbronzato.


Le gaffes da esportazione del Silvio nazionale hanno varcato l’Atlantico giungendo a Wall Street dove, in visita alla Borsa, consigliò agli investitori di New York di trasferirsi in Italia perché le segretarie nostrane sono più belle rispetto a quelle americane. Sul rapporto tra Silvio e l’universo femminile, poi, si potrebbero scrivere volumi interi. Il complimento che Berlusconi fece a Mara Carfagna, attuale (per poco) ministro per le Pari Opportunità, e cioè che con lei sarebbe andato ovunque, anche su di un'isola deserta e che se non fosse già sposato l'avrebbe sposata subito, innescò la reazione della moglie del premier, Veronica Lario.

Quest’ultima scrisse una lettera aperta al quotidiano Repubblica, notoriamente avverso al consorte, descrivendo Berlusconi come un “uomo malato”, un “uomo che frequenta le minorenni” e chiedendo pubbliche scuse. Scuse che non sono pervenute. Anzi, quell’episodio portò alla separazione tra Veronica e Silvio e da allora in poi iniziò la vita da single irrequieto e tombeur des femmes del settantenne Berlusconi.


 

 Le gaffe di Silvio Berlusconi raccontate dal Wall Street Journal




Gli ultimi anni sono la parabola discendente della popolarità del premier che passa da uno scandalo all’altro, dalla storia non chiarita con la giovane Noemi Letizia che lo chiamava “Papi”, alle rivelazioni della escort Patrizia D’Addario, al “caso Ruby” con una giovane e minorenne marocchina finita alla corte di Arcore e “creduta” (sic!) la nipote del Presidente egiziano Mubarak, fino alle cene “eleganti” nelle residenze di Berlusconi allietate dal “bunga bunga” ormai famoso in tutto il mondo. E poi guai giudiziari che sembrano non finire, con Berlusconi che si dichiara vittima dei “giudici comunisti”, con intercettazioni rese pubbliche dai media che mostrano un premier circondato da personaggi non proprio consoni alla figura di un uomo politico a capo di uno Stato dell’importanza dell’Italia. E, nonostante tutto, ancora oggi l’opinione pubblica del nostro Paese è divisa sulla figura di Silvio Berlusconi, con irriducibili difensori di Silvio, pronti ancora oggi, nonostante tutto, a vedere un complotto teso a rovinarlo e screditarlo. Appare certo, soprattutto in quest’ultima fase, che proprio il suo punto di forza, la comunicazione, abbia contribuito, e non poco, al suo declino.

 

Con le dimissioni di Silvio Berlusconi si conclude la Seconda Repubblica, finisce un lungo periodo costellato di innumerevoli promesse fatte e non sempre mantenute, basti pensare al famoso “contratto con gli italiani” stipulato in diretta televisiva, o al progetto di “vincere il cancro” e di “passare alla storia come il governo che ha sconfitto la mafia”. Promesse, provocazioni, frasi ad effetto, fino alle ultime sfide rancorose contro i “traditori”. Resta un’Italia economicamente in ginocchio con davanti una strada lunga e in salita. Si riparte da qui e solo il tempo e gli storici potranno giudicare gli effetti di quasi un ventennio di Silvio Berlusconi ai vertici della politica italiana. 


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