Torino. XXII fiera internazionale del libro. Io, gli Altri: un occasione per uscire dal guscio

Simona Zecchi (June 01, 2009)
Numeri importanti quelli della XXII edizione della Fiera del Libro di Torino. Nomi eccellenti ma non sono mancate le polemiche...


Se soltanto ci si sofferma sui numeri che s riferiscono alla fiera, si ha già la percezione del tipo di ricezione suscitata nel pubblico: 1.400 espositori, 13.000 editori, librerie, bibliotecari, lettori, docenti, scrittori e traduttori. Più di 300.000 visitatori.

Ernesto Ferrero, il Direttore Editoriale della Fiera, l’ha definita “una casa comune del libro” sotto il cui tetto tutti si possono ritrovare “nel segno di passioni identiche”.

Il tema e filo conduttore di questa edizione 2009 è stato quello dell’Io, più precisamente il malessere dell’Io. Un io che preferisce crearsi un alter ego virtuale fornendo un’immagine tutt’affatto rappresentativa della realtà. Il senso dell’Io e la sua trasformazione di fronte alla nuova entità malefica, il “diverso” che è ora divenuto il nemico potenziale.


Il titolo assegnato all’evento – Io, gli Altri – e la punteggiatura che lo caratterizza, ci pongono già in evidenza l’importanza che i due termini hanno in questo momento storico, anche in relazione al significato che potremmo assegnarvi. L’Io, diviso da “gli Altri”, può rappresentare sia un collegamento tra i due mondi oppure sancirne la totale diversità e per questo essere inconciliabili tra loro.  Siamo continuamente sollecitati ad essere solidali con chi si trova a debita distanza ma allo stesso tempo tendiamo a non riconoscere l’altro, la sua esistenza, nonostante sia molto “diverso” da noi e quindi visibile.


Esiste dunque un atteggiamento piuttosto contraddittorio tra ciò che è ormai  la nostra  quotidianità, bombardata da connessioni a distanza e interazioni in real-time, come in una continua simbiosi, e ciò a cui assistiamo giornalmente: discriminazione, xenofobia, respingimenti. E’ possibile perciò che l’uso della punteggiatura nel titolare l’evento convogli entrambe le concezioni: un ponte in sospeso che non sembra congiungersi mai.

Hanno inaugurato la Fiera, Gianfranco Fini, Presidente della Camera e la lectio di Umberto Eco e Jean-Claude Carrière, presentando per l’occasione anche un libro scritto a quattro mani  “Non sperate di liberarvi dei libri” (Bompiani).


Così alla stregua di scienziati come Giacomo Rizzolatti, dell’Università di Parma, e biologi come Boncinelli impegnati in una discussione sul futuro della Neuroscienza; o come tre rappresentanti delle tre maggiori scuole del pensiero della psicoanalisi (Freudiane, Junghiane e Lacaniane) nei dibattiti ad esso dedicati, anche scrittori e intellettuali hanno giocato  un ruolo importante nel gioco attraverso l’analisi dell’Io in letteratura (autobiografie, memoriali, romanzi). Elena Loewenthal, Giulio Ferroni, Rosetta Loy, Alberto Manguel, Melania Mazzucco  hanno interagito con storici e giornalisti mentre autori e premi Nobel internazionali amatissimi dal pubblico italiano, come Orhan Pamuk, David Grossman, Adonis, Sulman Rushdie, Yeoshua Kenaz si sono uniti con i loro meritevoli contributi. All’entrata della Fiera, nell’area del Lingotto Fiere dove sono arrivata presto la mattina, dei capannoni esterni ospitavano le strutture all’interno della Fiera, immagine che contrastava con l’aura imperiale e la magniloquenza che ispira Torino. 


Inoltrandomi poi tra i padiglioni con le molteplici offerte degli editori, le installazioni di progetti permanenti quale ad esempio quello di Lingua Madre (nato inizialmente come appendice alla Fiera), nonché la presenza dell’Egitto come paese ospite di quest’edizione, si è subito avvertita l’aria di novità e cultura che si respiravano. Non ultimo poi quella percezione di porto sicuro cui appoggiarsi rispetto all’ostilità e alle difficoltà di questi tempi. La presenza dell’Egitto come ospite straniero quest’anno ha generato alcune polemiche specialmente da associazioni come l’ISM Italia e Gianni Vattimo, filosofo. Insieme essi contestavano la scelta a causa della politica di Mubarak contro Gaza e quindi per questo non democratico. Anche la scelta di Israele della scorsa edizione suscitò  simili se non peggiori polemiche attirando le curiosità e le attenzioni anche dei media americani. Tuttavia le controversie e le polemiche non hanno impedito alla fiera di registrare un clamoroso successo.


Tra i vari convegni e dibattiti di quel giorno, 16 maggio, ho scelto di assistere a due che più attiravano la mia attenzione: quello che ha avuto luogo nella Sala 500 con Marco Travaglio, il famoso giornalista d’inchiesta, e Beppino Englaro promosso dal co-fondatore e direttore Paolo Flores D’Arcais, anche lui presente. In un secondo tempo ho assistito al convegno presieduto da David Grossman, l’amatissimo scrittore israeliano.


Il titolo della discussione tenutasi con il patrocinio di Micromega era “Verità e Menzogne: solo moralità o categorie irrinunciabili?” in cui, il caso di Eluana Englaro fungeva dalle parole di Beppino Ebglaro, solo  come caso più rappresentativo dell’attualità più recente in cui  il significato che esprimono i due concetti   sembrano ormai essere stati invertiti e lo strano loro mescolamento sembra valere ormai come cifra nascosta del nostro paese dalla Prima  Repubblica in poi. D’Arcais ha spiegato il motivo dell’iniziativa da loro promossa, il suo senso, ossia quello di riportare alla luce il concetto dei diritti costituzionali che tutti, da sinistra a destra, sembrano aver perso. E’ proprio questo processo di inversione dei concetti fondamentali  e la conseguente perdita dei principi essenziali promulgati dalla nostra Costituzione che influisce sull’opinione pubblica e li rende assuefatti allo stato di cose. Come ha citato una volta Antonio Gramsci, “La verità è rivoluzionaria”, Travaglio ci ricorda, e ancora questo anatema sembra avere tutto il peso dell’attualità.

Beppino Englaro, nel prendere la parola, ha poi spiegato il motivo che lo ha portato ha condurre ad un livello pubblico tutta la sua storia. Infatti, in questo paese affermare dei fatti accaduti e le loro conseguenze è ormai diventato illegittimo, sembra quasi non avere senso. I continui sforzi di quest’uomo di portare prove ai suoi fatti, fatti oggettivi, mi ha ricordato come i primi  schiavi liberi d’America per dare concretezza ai fatti cruenti che li riguardavano  dovettero mostrare le loro cicatrici. Si potrebbe pensare che il parallelismo appena enunciato sia troppo forte, ma è la prima cosa che ho pensato sentendo le sue parole durante il dibattito. La cicatrice è ancora rappresentata dal corpo di Eluana; lo schiavo, suo padre, costretto a ripetere le sue ragioni e la sua storia continuamente. Ogni giorno assistiamo agli attacchi contro categorie che in realtà   dovrebbero avere allo stesso tempo l’appoggio e il controllo dell’opinione pubblica: intellettuali, giornalisti e magistrati.

Il lungo applauso che li ha salutati ha voluto però dare un segno tangibile di come i cittadini, l’opinione pubblica possano essere attivi protagonisti degli eventi che li riguardano senza guardare ad essi in modo passivo.


La Sala che ha ospitato David Grossman è esplosa in un lungo applauso quando l’autore ha fatto il suo ingresso. Giovanna Zucconi, la giornalista che lo ha intervistato, gli ha posto poche ma precise ed articolate domande sul tema fondativo della manifestazione: Io, gli Altri, sia alla luce degli eventi che riguardano il Medio Oriente che il ruolo dell’individualità nell’arte.

Grossman ha innanzitutto rivolto il suo primo apprezzamento al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama che, differentemente da quanto fatto nel passato da altri presidenti, fa un uso accurato e particolareggiato delle parole, prendendole in prestito dalla scrittura e la letteratura già dal suo primo ingresso nell’agone politico. Egli attinge dai libri,  non è un caso il suo continuo riferimento alla Costituzione Americana, la sua comunicazione restituendo dignità e rispetto alle posizioni di ognuno pur perseguendo la sua linea politica.  Il linguaggio dei mass media, invece, per la maggior parte più che servire con l’informazione i cittadini li assimila tutti in masse privandoli della loro individualità e del loro valore. Scrivere degli altri e sugli altri, afferma Grossman, vuole dire conoscere gli altri  abbattendo barriere che ci separano gli uni dagli altri. La scrittura ci avvicina agli altri permettendoci grande flessibilità all’interno dell’autobiografia di ognuno.


Alla vigilia dell’incontro che si sarebbe tenuto l’indomani tra Netanyahu e Obama, Grossman ha espresso il suo augurio per una soluzione che possa prevedere la creazione di due Stati, esprimendo così la sua opinione al riguardo. Per seguire il suo filo del discorso dunque, questa scelta potrebbe essere un inizio affinché i popoli di entrambi i paesi possano riappropriarsi del proprio ruolo e vivere nella pace.

Entrambi i dibattiti hanno rivelato in modi diversi l’importanza della scrittura sia in letteratura che nel linguaggio giornalistico seguendo ognuno la propria complessità e dando ai lettori e ai cittadini degli strumenti culturali per agire da protagonisti.


La partecipazione dell’Egitto come paese d’onore ha appositamente coinciso con due eventi culturali che celebrano la storia e la cultura egiziane. Rispettivamente la mostra archeologica dei tesori sommersi e un’altra mostra apertasi recentemente a Palazzo Bricherasio dedicata a Akhenaton, Il Faraone del Sole. La storia e la cultura dell’Egitto antico non sono gli unici aspetti ad essere stati sottolineati durante la fiera. Infatti, anche l’Egitto contemporaneo rappresentato dai suoi scrittori più notevoli, si scopre: dal vincitore del premio Nobel, Naguib Mahfouz, a cui è stata appositamente  dedicata una lettura delle opere più importanti, all’autore del Cairo Ala Al Aswani, ormai noto sia in Europa che in America con il romanzo “The Yacoubian Building” (Palazzo Yacoubian). Sfilano accanto a lui altre personalità egiziane come Sonallah Ibrahim, o talenti emergenti come Ahmed Alaidj. Infine, un gruppo di autrici hanno spiegato cosa significhi raccontare dell’Egitto da un punto di vista femminile. Insieme a loro, anche i poeti egiziani hanno contribuito ad una serata di letture.


La fiera si è conclusa lo scorso Lunedì 18, e riaprirà il prossimo anno riappropriandosi della precedente denominazione di Salone del Libro. La manifestazione acquisirà un profilo più sobrio in previsione dei tagli che il Governo italiano sta appontando sia alla cultura che all’istruzione.           

        




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