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Newark. Italia e Portogallo si incontrano

Letizia Airos Soria (May 26, 2009)
Tavola rotonda organizzata congiuntamente dal Consolato Generale del Portogallo ed il Consolato d'Italia di Newark. Due paesi europei a confronto. Due presenze importanti nel passato e presente nella capitale del New Jersey. Intervista con il Console italiano Andrea Barbaria

Newark italiana non è più sotto la nuvola di New York. Il Consolato italiano della capitale del New Jersey, fino a qualche mese riconosciuto dal governo italiano solo come “vice consolato”, comincia a farsi notare con iniziative interessanti e originali dovute anche alla sua conquistata maggiore autonomia. Una di queste è stata senza dubbio una tavola rotonda organizzata dal Console Andrea Barbaria di concerto con il collega portoghese, Francisco Carlos Duarte De Azevedo, nell’ambito delle celebrazioni del giorno dedicato all’Unione Europea.

Abbiamo chiesto al giovane diplomatico italiano qualcosa in più su quest’evento e, per l’occasione, ci siamo fatti raccontare un pò delle attività di questi giorni nel Consolato che dirige. Newark, nodo importante e strategico della rete consolare italiana negli USA che ancora pochi conoscono.

Come è nata l’idea di una tavola rotonda italo-portoghese?

“Dopo la cerimonia di elevazione del Consolato. Si sono stretti i rapporti con il Console Generale del Portogallo a Newark. Abbiamo cominciato a scambiarci opinioni, pareri su temi comuni. Questo perchè spesso affrontiamo questioni (sostituzione di “temi”) simili e facciamo riferimento al comune quadro normativo europeo. Ci siamo conosciuti ed è nata l’idea di organizzare un meeting congiunto.

Abbiamo deciso che la cosa migliore fosse parlare soprattutto da un punto di vista ecomomico-commerciale, di investimenti. Questo soprattutto per attirare più facilmente interlocutori delle autorità locali.   E poi l’abbiamo fatto ventiquattro ore prima del giorno dedicato all’unione ueorpea… “

E’ la prima volta che si crea una sinergia così?

“Si. Il console generale portoghese mi ha detto che nel corso del suo mandato non aveva aveva mai pensato di farlo con il vice Consolato italiano. Soprattutto per ragioni di compentenza territoriale che fino all’elevazione a Consolato creava dei problemi di compatibilità. Doveva evitare disguidi e sovrapposizioni con i colleghi portoghesi dal momento che dipendevamo da New York. Ha voluto aspettare l’elevazione.”

Proviamo a dare una piccola fotografia della realtà italiana a Newark-NewJersey in un contesto che vede una grande presenza portoghese…

“Partiamo da quella italiana del consolato di Newark. Abbaimo circa 16.000 persone iscitte all’anagrafe consolare. Questo è il dato degli italiani accanto al quale c’è quello immenso ed enorme e anche molto sfaccetato degli italoamericani. Dei figli degli italiani che appartengono alla terza o quarta generazione.

Senz’altro almeno, in termini percentuali di incidenza degli italoamericani, il New Jersey è molto forte. Su 8.000.000 circa, si dice che quasi più 1.500.000 siano di origine italiana.

Altrettanto importante è la comunità portoghese. Meno dal punto di vista storico, parlando per così dire di quella portoghese-americana, rispetto a quella italo-ameicana.

L’immigrazione italiana ha vissuto l’ultima grande ondata negli anni ‘50-‘60. I portoghesi invece sono arrivati dopo gli anni ‘60 e soprattutto nei  ‘70. Direi in coincidenza con i fenomeni connessi o comunque collegati alla transizone democratica del Portogallo e della decolonizzazone. Della loro progressiva conquista dell’indipendenza.”

E ora nell’area di Newark questa presenza si sente moltissimo…
” Sono 70.000 registrati nel Consolato Generale portoghese. Per certi aspetti si può dire che ha la comunità portoghese ha preso il posto della comunità italiana storica. Nel senso che che gli italiani che abitavano a Newark si sono spostati in zone più residenziali, nei dintorni.

I portoghesi per la maggior parte vivono in un quartiere detto Ironbound, vicino alla Penn Station. Una volta era abitato anche da italiani che sono andati via nello stesso periodo lasciando il famoso quartiere italiano “Old First Ward"

In realtà Ironbound ha visto negli ultimi tempi arrivare anche brasiliani ed in genere latino-americani. Si caratterizza oggi come un quartiere con una marcata impronta portoghese e poi con innesti vari.”

Ci sono quindi diversi legami tra le due comunità, ma nella tavola rotonda vi siete occupati soprattutto dei rapporti commerciali…

“Dopo una parte dedicata alla celebrazione istituzionale europea, ne abbiamo analizzato diverse sfaccettature. Per esempio, abbiamo parlato degli investimenti nel New Jersey e dal New Jersey verso Italia e Portogallo. E anche molto di turismo…”

C’era una presenza americana importante…

“Si, rappresentanti di tutti le autorità locali a vari livelli. Tra questi Jack Donnelly Donnelly (Deputy Chief Economic Growth del governatore Corzine), Steven Pryor (vicesindaco di Newark) e Philip Alagia (Essex County Executive).

Erano presenti anche vari rappresentanti di istitituzioni italiane con i loro omologhi portoghesei. La Camera di Commercio italo-americana, l’Enit, l’ICE…

Tutti hanno voluto dare risalto alla presenza italiana e portoghese strategica nel New Jersey. Gli interlocutori americani hanno ricordato suprattutto la rete di trasporti. Gli incentivi previsti per attivare investimenti, l’aeroporto, le autostrade, la vicinanza con Manhattan. E poi la grande presenza universitaria”

New Jersey, importante anche per la tecnologia…

“Si, sopratutto per quella ambientale. Si è anche detto che il governo vuole investire in questi settori di punta cosi’”

Dunque è stata una tavola rotonda importante…

Si. Voglio anche dire che lo scorso mese Mantica ha firmato a Lisbona per la parte italiana un memorandum d’intesa per rafforzare consultazioni tra Italia e (E CHI?). Si prevedono colloborazioni tra le reti diplomatico-consolari. Che dire? Questa tavola rotonda può essere vista come un piccolo esempio-corollario di questa intenzione. Di un disegno più ampio con delle ricadute a livello locale.”

Cogliamo l’occasione per parlare dell’attività corrente del Consolato. Un periodo molto impegnativo, con diversi appuntamenti istituzionali…

“Si. Ci avviamo alle celebrazioni del 2 giugno in un contesto complesso. Stiamo lavorando sulle elezioni europee per i cosidetti elettori temporanei, ma siamo ormai già anche dentro la macchina organizzativa ben più complessa per il referendum.”

Con l’elevazione a Consolato è aumentata la vostra responsabilità ma anche autonomia…

“Si anche dal punto di vista finanziario. Ma rimaniamo in collegamento con New York anche su espressa istruzione dell’Ambasciata.”

In questo contesto state organizzando i festeggiamenti del 2 giugno?

“Si. Aggiungo che stiamo anche effettuando un monitoraggio per le attività di fund rasing per le vittime dell’Abruzzo molto importante e delicato. I festeggiamenti della festa nazionale qui sono diversi da quelli di New York. Del resto non potremmo mai lontanamente pensare di poter competere. E’ una festa prima di tutto istituzionale, il giorno ricorda la nascita della Repubblica italiana. La nostra volontà è quella di allargare quanto possibile la partecipazione anche a quella comunità italo-americana che magari non ha finora avuto modo di entrare sufficientemente in contatto con il consolato di Newark e marcare in maniera evidente la presenza del consolato sul territorio”

E’ la prima festa nazionale del Consolato “promosso” di Newark?

“E’ stato un processo lungo e particolarmente travagliato quello che ha portato all’elevazione a Consolato. E’ il primo 2 giugno del Consolato di Newark autonomo. Un altro messaggio che vorremo dare, accanto a quello istituzionale, è quello del recupero della memoria della Newark italiana. Anche se il trasferimento progressivo degli italiani è stato qui metabolizzato e in un certo senso la grande e storica presenza italiana a volte sembra nascosta.  Il 2 giugno verranno proiettate una serie di fotografie che ricordano quanto è stata importante la nostra presenza qui. Sono le immagini che ha raccolto Sandra S. Lee nel libro Italian Americans of Newark, Belleville e che nel mese di Ottobre saranno in mostra nel Museo d’Arte Casa Colombo. Un tuffo nel passato che significa anche un’apertura al futuro.”

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