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Articles by: Teresa Signorini

  • Facts & Stories

    From University Roofs to Monuments. Culture Protests

    For the Italian academic world last week was labeled ‘high tension’. It began on Wednesday morning with the latest postponement of the House of Representative’s vote on the reform of the universities, prepared by the Minister of Education Mariastella Gelmini: the government was defeated in the House by an amendment of Fini’s Futuro e Libertà party, and the final vote won’t take place until Tuesday, November 30.

     

    The air breathed inside and outside the political building is incandescent: the difficulties of Berlusconi’s government are not limited to the halls of power, to a series of internal party battles slowly deteriorating the majority because of the incurable fracture between the Prime Minister and his former ally Gianfranco Fini; they extend outside of Palazzo Madama and Montecitorio (that host the Senate and the House) where, for the whole of last week, university students and scholars cried out in protest from the roofs of the main universities and monuments of all over Italy.

    From the Coliseum in Rome to the Tower of Pisa, from the Mole Antonelliana in Turin to the splendid Brunelleschi dome in Florence, and from the Basilica del Santo in Padua: these are just a few of the symbolic locations of Italian culture and excellence, of historic memory, that researchers and students took over to demonstrate their dissent towards this reform that they view as penalizing the Italian scholastic system.
     

    Criticisms are aimed first of all towards the large financial cuts already in function that have plunged many universities under water, making it impossible for them to achieve the “virtuous” status that Gelmini has promised to reward. The first class universities that were rewarded, according to the reform detractors, will be forced to operate on budgets quite below international standards, with the risk of creating a general drop of the average service level of the Italian university system.
     

    Even Bersani, the leader of the opposing Democratic Party, said he was against the reform and went on top of the roof of the Faculty of Architecture of the University of Rome together with its students, to endorse their protest: the Minister’s reaction was firm and viewed Bersani’s gesture as instigation for subversive and dangerous action; in Gelmini’s words lies the position of the majority: “How can a man who is over 50, secretary of a large party, not understand that by doing this he risks legitimizing excesses?”.

    And after Bersani also Di Pietro, Vendola, Granata of Fini’s party, and other ex-members of the majority, climbed on to the roofs in support of those researchers that, because of Gelmini’s law, view as a threat the possibility of entering a University only with a first fixed-term contract of four or five years, a second of three years, but that if after this period this work didn’t become a definitive collaboration the job would be definitively terminated.
     

    The students, those who are really paying the price of this blocked situation, did what they could and demonstrated their deep fear that these financial cuts might seriously undermine the freedom of choice and studies, entrusting private investors with the autonomy that should be given to the public, to reach a common good: the voices of dissent, democratic, legitimate and indicative a true freedom of speech, though, should not be exploited, but deserve a careful reflection in political and institutional contexts.

    Is climbing onto roofs helpful to the students? The battle that is taking place in Parliament is political and ideological, or perhaps there is almost no ideology left and the university reform has simply become an excuse for settling scores within the parties?

  • Fatti e Storie

    Dai tetti degli atenei ai monumenti. La cultura protesta. "O la borsa o la vita"

    Per il mondo universitario italiano quella appena conclusa è stata una settimana ad altissima tensione, iniziata Mercoledì mattina con l'ennesimo rinvio del voto alla Camera sulla riforma dell'Università preparata dal ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini: il governo è stato battuto alla Camera da un emendamento dei finiani di Futuro e Libertà e il voto definitivo è slittato a Martedì 30 Novembre.

    Il clima che si respira dentro e fuori dai palazzi della politica è incandescente: le difficoltà del governo Berlusconi non si fermano nelle stanze del potere, a una serie di lotte interne di partito che stanno progressivamente logorando la maggioranza a causa dell'insanabile frattura tra il premier e l’alleato storico Gianfranco Fini, ma vanno ben oltre; si estendono anche fuori da Palazzo Madama e Montecitorio (sedi rispettivamente di Senato e Camera dei deputati) dove per tutta la settimana si è levato il coro di protesta di studenti e ricercatori universitari, che da nord a sud hanno occupato i tetti delle principali facoltà universitarie e alcuni dei monumenti simbolo delle città italiane. Dal Colosseo di Roma alla Torre di Pisa, dalla Mole Antonelliana di Torino alla splendida cupola del Brunelleschi di Firenze, passando per la Basilica del Santo a Padova: questi sono solo alcuni dei luoghi simbolo della cultura e dell'eccellenza italiana, memorie storiche che ricercatori e studenti hanno occupato per manifestare il proprio dissenso nei confronti di una riforma che a loro modo di vedere penalizzerebbe ulteriormente il sistema universitario italiano.

    Le critiche si levano in primo luogo contro i cospicui tagli finanziari già operanti che avrebbero come conseguenza quella di portare molti Atenei al di sotto di una soglia critica di sopravvivenza senza che si possano determinare le condizioni per attivare comportamenti “virtuosi”, quei comportamenti che il ministro Gelmini promette di premiare. Gli stessi Atenei “di eccellenza”, premiati dalle incentivazioni previste, per i detrattori della riforma saranno costretti ad operare con finanziamenti largamente al di sotto degli standard internazionali, con la conseguenza di determinare un generale abbassamento del livello medio delle prestazioni del sistema universitario italiano.  
     

    Anche Bersani, leader del Partito Democratico d'opposizione, si è dichiarato contrario alla riforma e in queste giornate dense di avvenimenti è salito insieme ai ragazzi  sui tetti della facoltà di architettura di Roma per appoggiare la protesta dei giovani studenti: ferma e decisa la reazione del ministro dell'istruzione che ha visto nel gesto di Bersani una vera e propria istigazione all'azione sovversiva e pericolosa; nelle parole della Gelmini sta la posizione della maggioranza: "Come fa un uomo di più di 50 anni, segretario di un grande partito, a non capire che così rischia di legittimare gli eccessi?". E dopo Bersani sono saliti sui tetti anche Di Pietro, Vendola, i finiani rappresentati da Granata, ex uomini della maggioranza, tutti uniti a sostegno dei ricercatori che nel ddl Gelmini vedono come una minaccia la possibilità di entrare in Università solo con un primo contratto a tempo determinato di 4 o 5 anni, un secondo di 3 anni, ma qualora dopo questo iter non venissero trasformati in collaboratori definitivi vedrebbero interrotto definitivamente il rapporto di lavoro.
     
     

    Gli studenti, coloro che veramente fanno le spese di questa situazione di stallo, dal canto loro hanno manifestato in questi giorni la profonda paura che i tagli ai finanziamenti per gli atenei possano intaccare il diritto alla libertà di studio e di scelta,affidando a finanziatori privati l’autonomia che dovrebbe invece avere il pubblico, per raggiungere il bene comune: le voci di dissenso, democratiche, legittime e indicative di una vera libertà di espressione, non andrebbero però strumentalizzate, bensì meriterebbero un'attenta e puntuale riflessione in sede politica e istituzionale. È salendo sui tetti che si aiutano gli studenti? Lo scontro in atto in Parlamento è politico-ideologico, o forse di ideologia ormai ne è rimasta ben poca e la riforma dell’università è diventata un pretesto per regolare una serie di faide interne ai partiti?