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Articles by: Fulvio Minichini

  • Facts & Stories

    The First Conference of Young Italians in the World: The View from Below


    Here are 5 video-interviews realized by i-Italy in Rome. The delegates are all from the US and decided to speak English to try and reach a broader audience. Each of them participated in one of the 5 Thematic Commissions of the Conference.

     

     

    Ilaria Costa, New York – Commission on Language and Culture
    Francesco Traina, Miami, Commission on Participation and Representation
    Maria L. Bello, Connecticut, Commission on Italian Identity and Multiculturalism
    Graziano Casale, New York, Commission on Work
    Francesco P. Tuzzolino, Huston, Commission on Information and Communication

     

  • Italiani in Italia contro Italiani nel Mondo: la nuova frontiera della xenofobia?

    Il secondo giorno della Conferenza Giovani Italiani nel Mondo è stato turbato da un'articolo comparso sulla prima pagina del quotidiano di centro-destra "Libero", un giornale stampato nel Nord Italia e solitamente favorevole a Silvio Berlusconi. L'articolo in questione era intitolato "Importiamo Papponi", appellando in tal maniera i giovani delegati alla conferenza.

    L'articolo avrebbe voluto denunciare il presunto spreco di denaro pubblico per la copertura delle spese necessarie all'organizzazione dell'evento, che ha coinvolto oltre 400 giovani da tutto il mondo, riunitisi a Roma per discutere una serie di questioni inerenti la loro vita di cittadini italiani discendenti da emigranti. La conferenza, che oggi concluderà suoi lavori è stata la prima del suo genere dedicata ai giovani italiani all'estero..

    i-Italy è stata presente alla conferenza sin dal primo giorno. Abbiamo accettato volentieri la richiesta di un gruppo di giovani delegati i quali, infuriati per l'articolo chiedevano uno spazio per poter esprimere il loro dissenso. Dissenso condiviso da chiunque nell'edificio della FAO, dove molti hanno rimarcato la crescente xenofobia di alcuni gruppi in Italia, tanto verso gli immigrati, quanto nei confronti dei figli dei nostri emigranti.

     
    Segue il documento ufficiale prodotto dal CGIE in occasione dell'accaduto.

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    In nessun Paese del mondo un organo di stampa avrebbe accolto i propri giovani cittadini residenti all'estero, riuniti a Roma per un'importante Conferenza, con un insulto dai toni razzisti e xenofobi.

    Questa la risposta data dal Cgie, diffusa in un comunicato stampa, alle critiche fatte da Vittorio Feltri nell'articolo di apertura di Libero di oggi.

    Il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, organismo istituito da una legge italiana, e che lavora sulla base di puro volontariato, è orgoglioso di aver promosso la Prima Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo, che si sta svolgendo a Roma, articolata in Commissioni Continentali e tematiche, seguite da dibattito in Assemblea Plenaria.

    Sia il Governo Prodi sia il Governo Berlusconi hanno compreso l'esigenza di recuperare all'Italia il tesoro rappresentato dai giovani italiani residenti all'estero, di prima o di successive generazioni, e hanno reso possibile la realizzazione della Conferenza.

    L'importanza dell'operazione è stata riconosciuta dai massimi vertici dello Stato, il Presidente della Repubblica e i Presidenti di Camera e Senato, che hanno accolto a Montecitorio delegati e invitati in una seduta straordinaria di grande valore simbolico e sostanziale.

    I lavori - si legge ancora - hanno finora evidenziato la ricchezza di analisi e proposte dei giovani, pronti a continuare ad operare in rete, fra loro e con l'Italia, al fine di reciproco arricchimento culturale, linguistico, economico e sociale e del progressivo, positivo consolidamento del 'sistema Italia' all'estero.

    Il Cgie è convinto che questa visione proiettata nel futuro possa contribuire a superare concezioni provinciali e ipernazionalistiche che ancora affiorano su alcuni strumenti di stampa.

    L'assemblea continua sull'impulso dato dal Capo dello Stato e dai Presidenti dei due rami del Parlamento.

  • Facts & Stories

    Italians in Italy vs. Italians in the World: A New Frontier of Xenophobia?

    The second day of the Conference of Young Italians in the World was monopolized yesterday by a "political incident". The center-right daily "Libero", a newspaper printed in the North of Italy and generally favourable to Mr. Berlusconi's government, devoted its cover page today to a violent attack on the young delegates. The lead article was entitled "Importiamo Papponi" -- a play on words suggesting that the delegates being "imported" from abroad are either "pimps" or "overeaters". 

    The article was intended to denounce the waste of public money used to cover the expenses of over 400 young people who gatherd here from all over the world to meet and discuss a wide range of issues regarding their life as Italian citizens who are in large part the descendants of Italian emigrants. The Conference – the first ever dedicated specifically to youngsters – is organized along both continental and thematic lines and covers issues such as indentity and multiculturalism, information and communication, language and culture, representation and participation, and work.

    i-Italy was present at the Conference from day one. We accepted the request of a group of young people who were furious at the newspaper article and demanded a platform to reply with their own words (see the video above). But everybody was upset in the big building of FAO (the UN Food and Agriculture Organization) which hosts the conference. Many despised the fact that some people in Italy today are as racist and xenophobic against today's immigrants as they are against the sons and daughters of our own emigrants.

    Below is the English translation of the official document released by the main organizer of the conference, the General Council of Italians Abroad.

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    Nowhere in the world but in Italy a national newspaper would have welcomed young citizens coming from all over the world and gathering in Rome for an important Conference, using racist and xenophobic epithets.

    The General Council of Italians Abroad – an institution established by Italian law whose mission is mainly carried on by volunteers – is proud for having promoted the First Conference of Young Italians in the World that is taking place in Rome and is subdivided in Continental and Thematic Commissions followed by a final debate in Plenary Assembly.

    Both Prodi's and Berlusconi's governments have understood the need to enrich Italy with the treasury represented by young Italians living abroad, whether of first or successive generations, and made possible the organization of this Conference.

    The highest representatives of the State, the President of the Republic and the Presidents of the Chamber of Deputies and of the Senate have recognized the importance of the event and welcomed delegates and guests in Montecitorio during an extraordinary meeting of great substantial and symbolic value. 

    Up until now the works of the conference have highlighted the richness of our young people's analyses and proposals. They are ready to continue to operate as a network, both among themselves and with Italy, aiming to their mutual enrichment on cultural, linguistic, economic, and social planes and to the progressive, positive consolidation of a "System-Itlay" abroad.

    The Cgie is convinced that this vision, if projected into the future, can contribute to the overcoming of those provincial and ultra-nationalist attitudes that still emerge in some media. 

    The assembly continues to work on input from the Head of the State and the Presidents of the two branches of the Parliament.

  • Facts & Stories

    La lingua e il Web protagonisti della prima giornata della Conferenza dei Giovani Italiani nel mondo

    La conferenza, che impegnerà i partecipanti per tutta la settimana, ospita delegati da tutto il mondo e si focalizzerà su 5 aree tematiche principali: identità italiana e multiculturalismo, lingua e cultura italiana, informazione e comunicazione, mondo del lavoro e lavoro nel mondo, rappresentanza e partecipazione.

    Il primo giorno di lavori i delegati si sono suddivisi invece per aree geografico-linguistiche. Noi abbiamo partecipato alla riunione del gruppo proveniente dai paesi anglofoni, presieduta dalla Dott.ssa Silvana Mangione, Vicesegretario del CGIE per quest'area.

    Nella nota conclusiva di questa prima giornata la Dott.ssa Mangione ha riassunto i punti principali fin qui emersi. Innanzitutto la salvaguardia dell'identità italiana nel mondo, che si sposa però con la consapevolezza della sua molteplicità. Diverse realtà e storie di emigrazione hanno dato vita a nuove identità, contaminate dalle diverse esperienze dei paesi di destinazione, e che costituiscono un fondamentale patrimonio. È da queste multiple identità che deve ora nascere una "cultura" di ritorno, in grado di stimolare un dialogo costante che arricchisca gli italiani in patria.

    La tematica della diffusione della lingua italiana manifesta qui tutta la sua importanza. Le recenti proteste nate intorno ai "tagli" previsti dalla finanziaria 2009 all'insegnamento della lingua italiana all'estero portano all'attenzione questioni che vanno al di là della mera polemica. L'insegnamento della lingua italiana all'estero non deve essere vissuto come un onere dei contribuenti italiani, ma come un investimento. La lingua, ad esempio, non è solo un orgoglio, ma anche uno strumento di affermazione del "made in Italy",  della "brand identity" dei prodotti italiani.

    Ilaria Costa, direttore esecutivo dello IACE (Italian American Committee on Education), ha sottolineato l'importanza dell'insegnamento della lingua sin dalla prima infanzia. È impossibile sostenere esami di licenza liceale come l'AP (Advanced Placement) con 2-3 anni di studio. Qualunque lingua, tanto più l'italiano, necessita di lunghi tempi di incubazione ottenibili solo attraverso un percorso linguistico che accompagni gli allievi dalla prima infanzia all'istruzione superiore. A questo proposito, Angela Briguglio ha portato la sua esperienza di docente di italiano a Chicago; il suo lavoro si riduce ad un'ora alla settimana ed un corso di aggiornamento della durata di 5 giorni all'anno. Carmela La Rosa ha portato invece l'esempio del governo canadese che promuove soggiorni linguistici in Italia da un minimo di 3 settimane ad un massimo di 4 mesi, finanziando per il 95% tali soggiorni, mentre solo il 5% è finanziato dal governo italiano.

    Un aspetto cruciale che è stato presente in tutti gli interventi è il rapporto che i giovani italiani all'estero hanno con i nuovi mezzi di comunicazione. Ogni comunità ha portato esempi di piazze virtuali nate spontaneamente, alcune delle quali presentano già buoni risultati.

    L'esempio più lampante, portato all'attenzione della platea da Francesco Tuzzolino, delegato di Huston, è il gruppo Facebook "Giovani Italiani d'America", che dopo pochi mesi di attività conta già circa 500 membri pur non avendo un coordinamento centrale ne un'attività ponderata di diffusione. Esempi come questo dimostrano come siano sensibili le comunità di giovani italiani all'estero alle nuove possibilità offerte dal web 2.0. Un analogo accento sull'importanza di un coordinamento Web è stato espresso tra gli altri da Graziano Casale, delegato di New York. Una nota di orgoglio che ci riguarda direttamente: sia Tuzzolino che Casale ed altri hanno citato i-Italy con grande apprezzamento, non sapendo che noi eravamo in sala...

    A questo punto la dott.ssa Mangione ha dato brevemente la parola al prof. Ottorino Cappelli, docente dell'Università di Napoli "L'Orientale" e Project Coordinator di i-Italy, che sedeva tra i presenti. Cappelli ha raccontato brevemente come è nata i-Italy e come si è sviluppato l'Italian/American Digital Project, invitando tutti i partecipanti ad unisri an social network. Tuttavia, ha aggiunto, non è pensabile che un unico portale possa rispondere alle esigenze di tutti. La diversità è positiva e va coltivata, mentre per coordinare e mantenere il contatto tra le varie iniziative online sarebbe consigliabile utilizzare i priù grandi social network esistenti, primo tra tutti Facebook, dove anche i-Italy naturalmente è presente.

    Il suggerimento di un coordinamento web per i giovani italiani nel mondo è stato accolto con entusiasmo dalla dott.ssa Mangione, che ha spronato i presenti ad attivarsi dal basso per "dare vita ad una piazza virtuale mondiale", senza attendere necessariamnente istruzioni o finanziamenti dal governo italiano.

    Noi naturalmente siamo daccordo. La Rete è indubbiamente la principale piattaforma organizzativa attraverso cui le nuove generazioni di italiani all'estero potranno attivare le sinergie necessarie affinché esperienze e progetti si arricchiscano l'un l'altro in un circolo virtuoso di collaborazione.

  • Napoli. Quell'incrocio "prosperoso"


    Questo è stato un anno in cui Napoli ha fatto parlare di sé più del solito. Spazzatura, guerre di camorra, i media hanno avuto pane per i loro denti insomma. Ancora una volta pochi giorno orsono Napoli è giunta agli onori della cronaca nazionale, ma stavolta fortunatamente grazie ad una riuscitissima strategia di marketing di una nota società armatoriale italiana.

     

    Nel quartiere di Fuorigrotta, zona densa di uffici e dunque perennemente trafficata durante il giorno, sono comparsi 4 cartelloni pubblicitari affissi ai lati di una delle arterie stradali della città. Nulla di strano fin qui, se non per il soggetto ritratto dai cartelloni “incriminati”: un primo piano di due enormi seni coperti a stento dalle mani della modella che li preme, avvicinandoli l'uno all'altro. Due grandi cartelli a sinistra e a destra dell'immagine chiariscono il messaggio: con la nuova linea di aliscafi veloci Napoli-Catania i "faraglioni" di Capri e di Aci Trezza non sono "mai stati così vicini".

     

    L'ironia è che a protestare contro questa scelta pubblicitaria non sono state associazioni di mamme, cattolici integerrimi o qualche assessore comunale in cerca di un paio di giorni di campagna elettorale, bensì la polizia municipale, la quale ha denunciato l'effetto catastrofico che quei cartelloni stanno avendo sugli automobilisti.

     

    Da circa una settimana, infatti, pare che il traffico nella zona di Fuorigrotta sia rallentato. I cittadini intervistati dalle principali testate nazionali hanno confermato che da quando i cartelloni sono stati affissi molti automobilisti arrestano la propria corsa con rumorose frenate e si concedono alcuni momenti di contemplazione rallentando sensibilmente la velocità di scorrimento in tutta la zona.

     

    La pubblicità della compagnia di navigazione, quindi, è riuscita lì dove semafori, segnali di stop e strisce pedonali falliscono miseramente da decadi, facendoci riflettere su se sia il caso di ripensare radicalmente la segnaletica stradale.

     

    Quello che conta è che per qualche giorno l'ufficio marketing della nota compagnia di navigazione ha portato Napoli fuori dalle tanto odiate colonne di cronaca nera oltre ad aver fornito alla popolazione maschile di Napoli una vista alternativa e certamente più gradita alle montagne di spazzatura che proprio in questi ultimi giorni si stanno nuovamente accumulando per le strade.

     

    Ultima curiosità, non di poco rilievo:  lo spazio pubblicitario (12 cartelloni di metri 6x3 ciascuno) è risultato abusivo.

     


     


     

  • Leggo "Gomorra" e sono a casa


    Era circa un anno fa quando la tv ed il web sono stati assaltati dalla valanga di parole scritte e pronunciate su un certo “Gomorra”, il celebre romanzo/studio di Roberto Saviano sulla Camorra. Titolo accattivante, il primo pensiero che ho fatto è stato: ecco un altro libro su qualche vangelo apocrifo e sui segreti non troppo segreti del Louvre. Ho ignorato per settimane l’appello dei media a che la mia attenzione si rivolgesse a quell libro, ma alla fine ho ceduto, ed il libro è salito sulla mia scrivania.


    Leggendolo ho incominciato con il pregiudizio di chi ha letto e sentito troppo parlare di Camorra con buonismo e superficialità, pronto a scrivere su qualche blog la mia critica affossante, per quello che vale. Nonostante i miei pregiudizi dalle prime pagine mi sono reso conto che non leggevo un romanzo, una sgradevole storiella strappalacrime per un pubblico lobotomizzato da anni di superficialità. Quello che avevo fra le mani era un album fotografico, un ritratto spietato e fedele della realtà che mi circonda oltre che un analisi meticolosa del “sistema camorra”.


    Mi sono ritrovato nelle strade di casa mia, io infatti, vivo a Secondigliano o meglio, alla periferia di Secondigliano. Sono nella periferia della periferia, in qualche chilometro di strada fra I “cattivi” di Scampia e o buoni del Vomero (quartiere “bene” di Napoli). Dove vivo io, le storie raccontate da Saviano si incontrano con impiegati, operai e imprenditori che affogano nell’acquitrino dell’economia italiana, e intanto, cercano di restare immuni dal pericoloso morbo che si diffonde per la città, “La Camorra”.



    Vivere a Napoli, convivere con la Camorra, è molto più complesso di come si possa immaginare. I cattivi non indossano la maschera e non hanno la follia negli occhi mentre I buoni non sono aitanti e cavallereschi, ma in compenso hanno spesso qualche rotella fuori posto.


    Dopo 24 anni di euforica coscienza civile e di disprezzo per quello che mi circonda, io ancora non so se sono o meno camorrista. Il fatto è che non si sa cosa significhi, il camorrista non è solo quello che spara o che spaccia, il camorrista non corrompe solo I politici, ma in primis la povera gente, le persone comuni. Li corrompe col fascino del potere, con la ricchezza, con la vita dissoluta che può concedersi, con piccoli favori. Nella sua versione più subdola offre olio apparentemente a basso costo per ungere gli ingranaggi della macchina “Stato”, che in Italia, ed in particolare al sud, si inceppa spesso.



    Il camorrista chiede “una cosa a piacere” (non accettando meno di due euro) quando parcheggiamo, giusto per stare tranquilli che nulla capiti alla nostra auto.



    E noi, quella cosa a piacere, la diamo volentieri, forse perchè andiamo di fretta, forse per distrazione, forse perchè costa meno del grattino, forse, anzi sicuramente, perchè abbiamo paura. Noi non siamo camorristi e non sappiamo come farci rispettare. Noi non siamo camorristi e non possiamo permetterci un auto alla settimana.



    Noi in questa città viviamo, abbiamo le nostre odiata routine, ci guadagnamo da vivere, studiamo, cerchiamo svago e soprattutto sopravviviamo. Come qualunque essere umano farebbe, ci adattiamo, impariamo a muoverci in questa città senza confine fra giusto e sbagliato, fra legale e illegale. Impariamo a guidare da camorristi, con prepotenza e in barba al codice della strada, per non attirare bulletti e rapinatori in cerca del primo “fesso”. Se dovessero avvicinarci, noi non siamo camorristi e non sappiamo come difenderci.



    Per le strade andiamo senza dare nell’occhio, l’orologo nascosto dal polsino della camicia ed il computer in borse anonime; testa alta e faccia feroce, feroce come quella di un camorrista. Quando ci muoviamo per I quartieri “a basso reddito procapite”, fra lo sciame di persone che qualcuno infelicemente definisce popolino, parliamo in dialetto e imitiamo le fattezze della gente di strada, perchè così, nel dubbio, ci rispettano. Contrariamente è facile incappare nella loro indifferenza, nella loro furbizia, come se aspettassero il “fesso” per una rivalsa, per avere il loro momento di prepotenza dopo tanti soprusi subiti.



    E così facendo, la camorra cresce, il suo stemma è sul petto di tutti, dall’avvocato che compra un testimone al fruttivendolo che di “sua sponte” regala un cesto di frutta al bullo di quartiere. Chi non è camorrista sa cosa significa esserlo, almeno in apparenza, e lo imita quando serve, quando può, facendogli inconsapevolmente pubblicità, alla Camorra.


    Da questo punto di vista è una strategia di marketing vincente, è come il logo di un’azienda su una busta della spesa, quella busta gira e diffonde il verbo: O così……o fesso, o così …..o povero, o così ….o sottomesso.


    E con una buona pubblicità è dimostrato, aumentano I profitti. Come ci ricorda Saviano, la Camorra è una delle poche aziende italiane in attivo da vent'anni. Cresce, si infiltra nella politica, nell'economia, nei circoli culturali e nelle parrocchie, alza palazzi e crea nuove discariche, rafforza il controllo sui suoi territori e ne conquista di nuovi.


    Con i suoi interventi arriva sulle coste come sulle montagne distruggendo il paesaggio, depauperando il nostro patrimonio, minando in continuazione alla nostra salute e cosa peggiore, mortificando quotidianamente i nostri animi, rendendoci complici nel nostro silenzio.


    Qui la vita si svolge in trincea, con i sacchi di sabbia a bloccare la tentazione piuttosto che i proiettili. La tentazione ad arrendersi, a cedere alle lusinghe quotidiane della camorra, non pretendendo uno scontrino, non pagando una corsa di autobus, parcheggiando in seconda fila, non differenziando i rifiuti, non essendo cittadini italiani insomma, ma camorristi.



    Io mi ritengo fortunato, nato e cresciuto con la mia famiglia alla periferia dell’inferno. Ho visto i soprusi che abbiamo dovuto affrontare con gli occhi di un bambino, ho visto la mia casa oscurata dalla villetta abusiva del camorrista di zona, ho visto mio padre e mia madre rifiutare ossessivamente ogni minimo compromesso e conosco il prezzo pagato per questo. Nessun colpo di pistola o bomba, ma un sottile e inesorabile stillicidio di dispetti e piccoli incidenti, quelli che rendono la vita impossibile, che fanno imprecare ed ammalare di fegato, quelli che fanno fumare tre pacchetti di sigarette al giorno.


    La maggior parte di noi, quelli “non camorristi”, li ammazzano così.



    La nostra quotidianeità è così. La Camorra non è un mondo d’ombra fatto di demoni e diavoli. La Camorra vive e si riproduce alla luce del giorno, la si può trovare in un feroce assassino così come in una madre premurosa. Questo non perchè il popolo di queste terre sia infettato irrimediabilmente come alcuni vorrebbero credere, ma perchè - e Saviano lo spiega bene - la Camorra è un sistema, una struttura sociale, nella quale tutti siamo calati e della quale tutti facciamo parte, oguno con il suo ruolo, chi da protagonista, chi da comparsa e chi da antagonista.

     

  • Scampia. Cresciuti nella Camorra


    La Camorra, come un'aspirante soubrette vanesia e goffa, ogni giorno guadagna il suo posto sulle principali testate italiane, a volte conquistando gli onori della cronaca nazionale, altre accontentandosi delle testate locali.

     

     

    Agguati, politici corrotti e angherie feudali sono le starring di questo macabro spettacolo.

    Ma oggi, 21 Aprile 2008, l'orrore della violenza e della codardia è stato superato dalle parole di alcuni tredicenni della Scuola Media Statale Salvo d'Acquisto. Questi giovani cittadini a metà strada fra infanzia e adolescenza, sono la famosa gioventù di Scampia, quartiere di Napoli divenuto famoso nel mondo per il triste primato di maggior numero di omicidi in un anno in tempo di pace.

     

     

    Teatro delle recenti guerre di camorra e dagli anni '80 sede dei principali clan camorristici attivi sul territorio italiano, Scampia rappresenta la punta dell'iceberg di un territorio, quello campano, in cui la sovranità nazionale è a macchia di leopardo.

     

     

    Nel mio quartiere vedi di tutto come droga, spacciatori ecc. Ma non mi spavento. Noi cittadini ci siamo abituati[...]”. Sono le parole di Antonio, scritte in un tema sulla camorra assegnatogli dalla professoressa, e continua: “C'è gente che odia la camorra, io invece no, anzi a volte penso che senza la camorra non potremmo stare perché ci protegge tutti[...]”. Le parole di Antonio non dovrebbero scioccarci, in assenza di uno Stato in grado di regolare i rapporti all'interno di una società questa si affida all'organizzazione che più gli si avvicina, in questo caso la Camorra. La Camorra raccoglie istanze sociali, alle quali lo Stato non risponde, con dinamiche simili a quelle di alcuni gruppi terroristici attivi medio-oriente . Come dichiara Padre Valletti, impegnato nel quartiere nel tentativo di strappare qualcuno di questi ragazzi alla camorra: “[...]Il sistema criminale di cui parliamo fornisce risposte concrete, spesso garantisce stabilità economica e punti di riferimento territoriali”.

     

    Alcuni dei compagni di classe di Antonio nel loro scritto mostrano insofferenza nei confronti del sistema camorristico, come Giovanni: “La cosa che mi da fastidio è quando i figli di quelli grossi fanno i buffoni, ma alla fine sono nessuno perché sono bambini viziati”. Quando Giovanni scrive “i figli si quelli grossi fanno i buffoni” si riferisce alle prepotenze dei giovani camorristi, tali solitamente per diritto di sangue, basandosi la Camorra prevalentemente su una struttura clanica e familistica. Quello che lascia perplessi è la contrapposizione fra due espressioni usate da Giovanni in questa frase. “Quelli grossi” riferendosi ai capi e “non sono nessuno” quando parla dei loro figli. Una sorta di deviato senso della meritocrazia, come ad affermare che “quelli grossi” sono ai vertici perché se lo sono guadagnato, mentre i figli sono solo dei signorotti viziatelli; non serve essere psicologi infantili per carpire l'ambizione ad essere “uno grosso” nelle parole di Giovanni.

    E come biasimarlo, da quando è nato vive in un quartiere in cui “vedi di tutto droga, spacciatori ecc.” come dice Antonio, ma “Se qualcuno da un'altra zona – l'esercizio del potere sul territorio da parte dei Clan si basa su una precisa ripartizione delle zone di influenza - avesse l'intenzione di farci del male [...] loro ci difendono” sottolinea Anna anche se consapevole che “[...]se c'è una discussione fra loro non guardano in faccia a nessuno e ci vanno di mezzo anche persone innocenti”, riferendosi alle vittime delle faide di camorra.

     

    Ed è così dunque che i cittadini del futuro, la nostra più grande risorsa, così come definiti spesso dagli slogan della recente campagna elettorale, hanno vissuto i loro primi 13 anni di vita nella democratica e occidentale Repubblica Italiana

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    Ma il degrado non si ferma a Scampia, come potrebbe apparire , il degrado infetta tutto il territorio, anche se con sintomi più subdoli. Dal parcheggiatore abusivo con la sua indolore e quotidiana estorsione alla macchina di lusso che sfreccia ogni oltre limite di velocità e buon senso in pieno centro cittadino, nell'indifferenza delle forze dell'ordine e nel leggero timore che incute agli onesti cittadini, certo non immuni alle leggi della Camorra. Perché è bene ricordarlo, la Camorra è un'organizzazione CRIMINALE che esercita il proprio potere quotidianamente su tutto il territorio Campano; quartiere più, quartiere meno.