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Legalità e musica. Incontriamo i Sun

Simona Zecchi (October 21, 2009)
Intervista con i Sun, uno due due gruppi siciliani che l'Anfe ha portato negli USA. Un ‘esperimento’ importante per rompere con i vecchi schemi musicali e culturali del sud in genere e per catturare anche l’attenzione delle nuove generazioni

Nell’ambito delle numerose iniziative di cui l'ANFE, Associazione Nazionale delle Famiglie Emigrate siciliana,  si è fatta fautrice anche il merito di aver portato con la musica “a touch of different Sicily” nelle comunità italo americane.

Un ‘esperimento’ significativo perché in qualche modo cerca di rompere con i vecchi schemimusicali e culturali del sud in genere e di catturare anche l’attenzione delle nuove generazioni.

Dunque al seguito della delegazione due gruppi siciliani: Roy Paci con gli Aretuska ed i Sun.

Chiacchieriamo con i SUN per cononoscerli di più poco prima dell’ultimo concerto presso il Felician College nella cittadina di Lodi, New Jersey.

Dario Sulis, Alessandro Palacino e Diego Spitaleri, rispettivamente voce e percussione, fiati e tastiere, hanno scelto il Sole per identificare il loro gruppo e il loro progetto musicale. Durante il concerto in Nj sono stati affiancati da altri due musicisti alla fisarmonica e al mix: Amedeo Fragapane e Roberto Di Girolamo.

Domanda di base! Perché avete scelto il nome SUN? Si, il sole va bene ma poi?!

“Nasciamo come trio e dunque la parola formata da tre lettere bene ci rappresenta; anche riguardo al tipo di musica che inizialmente suonavamo: molto solare che richiamava i colori, i suoni e i profumi della nostra terra, la Sicilia. Questo nome ci ha convinti da subito!”       

Ecco ci siamo.. In che modo nascono i Sun qual è il genere musicale che fa la vostra cifra e, se si, come questo si è evoluto?

“Dallo scioglimento di un’orchestra più grande in cui suonavamo tutti noi. Da quel momentotra di noi è nata una speciale sintonia, un discorso comune bel al di là della condivisione musicale. Anche le nostre storie personali in qualche modo ci accomunavano. Con Dario poi, cresciuto musicalmente con il genere folk di Rosa Balestrieri, grande voce folk siciliana, c’è stata un’ulteriore condivisione, quasi un innesto!”

Dario: “In realtà non provengo proprio dal folk. Ho iniziato il mio percorso musicale con il rock da ragazzo poi nei cori insieme a Rosa, che gradualmente ha saputo valorizzare la mia voce e spingermi a cantare da solista.”

Alessandro: “Per noi è stato come contaminarsi a vicenda... Diciamo che il folk ha dato al nostro discorso iniziale più ragionato, più colto il tocco essenziale dell’improvvisazione e del ricorso al ‘popolare’.”

Insomma, contaminazioni di generi e comunità di visioni musicali la vostra`caratteristica! Ma a proposito di folk, di popolo: come avviene il mix nella vostra musica?

“Il 50-60 % del nostro lavoro”, continua Alessandro, “si basa sulla rivisitazione dei canti popolari. Il nostro ispiratore, ‘colto’ invece è Alessandro Scarlatti, compositore barocco siciliano la cui scuola è poi sfociata in canto lirico”

Diego:” Si, ad esempio in un suo brano abbiamo visto che alcune voci del dialetto andavano bene e abbiamo unito le due cose.”

Alessandro: “Esatto. Poi la commistione in generale viene da sé casualmente, in un certo senso siamo noi che seguiamo la musica e non viceversa: lei va da sé.”

Come si colloca in tutto questo il voler trattare di temi sociali, quali l’immigrazione, la lotta alla Mafia, ecc.?

“La Sicilia è una  terra di frontiera e la musica siciliana sebbene più sottovalutata rispetto a quella napoletana, è più corposa grazie anche alle varie influenze che col passare dei secoli abbiamo avuto.. Dagli Emirati Arabi, all’Impero Spagnolo, poi francesi, inglesi.. Dall’altra parte invece le culture greca e bizantina. Tutto questo ci ha trasformati e per noi l’immigrazione passata e futura ha un peso importante e spesso positivo.

Inoltre anche i temi più delicati come quello della Mafia siamo riusciti a trasferirli in paesi come quelli del Nord Europa dove certi stereotipi purtroppo restano facili. Abbiamo cantato, arrangiandola “La Ballata di Beppe Fava” (testo di Ignazio Buttitta e musiche di Rosa Balestrieri) ed è stato incredibile quanto il pubblico del Teatro Ibsen, dove abbiamo suonato nel 1996 ad Oslo, abbia apprezzato e compreso. Non era facile visto che il testo, come hai sentito, è in dialetto siciliano.”

La sintonia del gruppo si nota anche durante l’intervista che vede alternarsi le loro voci e testimonianze senza sovrapporsi.     

La domanda sorge spontanea però: qual è il motivo che spinge tutti i musicisti (dal Mediterraneo, all’Africa e i Paesi di lingua anglofona) ad incontrarsi qui negli Stati Uniti?

“La Sicilia e il Mediterraneo in genere non hanno la stessa vastità geografica e di opportunità che invece caratterizza l’America. È quindi quasi naturale che tutti i generi, e prima di tutti il blues terreno comune, si incontrino e interagiscano.

Qui a New York, e più precisamente in questi distretti minori il pubblico sa già cosa vuole dai gruppi musicali italiani. Qui le comunità italo americane sono ben radicate e legate al passato di un paese che invece muta continuamente. Quindi è stato importante mostrare i due lati della stessa medaglia: modernità e tradizione possono coesistere.”  

Il concerto ha visto anche la partecipazione di Mauro Pagani a New York in questo periodo. Il musicista ha voluto mescolare generesamente la sua musica con quella dei Sun e poi di  Roy Paci, pur mantenendo la sua unicità. Abbiamo assististo a momenti di autentico trasporto musicale.

Unica doverosa annotazione: la scarsa partecipazione di pubblico ai loro concerti. Dobbiamo però al tempo stesso apprezzare la scelta dell'ANFE di portare queste proposte musicali fuori dalla 'facile' realtà newyorkese con lo scopo di raggiungere nuove audience. A Manhattan il sold out era certo assicurato.

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